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sabato 10 dicembre 2016

Attualità sabato 27 febbraio 2016 ore 11:12

Confcommercio: "troppe sagre, servono più regole"

Secondo il presidente della delegazione casentinese di Confcommercio Adelmo Baracchi il fenomeno è fuori controllo ed i Comuni dovrebbero intervenire

BIBBIENA — “Arezzo ha appena approvato il nuovo regolamento comunale sulle sagre, i Comuni del Casentino dovrebbero seguire l’esempio del capoluogo perché nella vallata il fenomeno è fuori controllo”. Lo afferma il presidente della delegazione casentinese di Confcommercio Adelmo Baracchi.

“Nel 2015 abbiamo calcolato che, da luglio a settembre, ogni fine settimana in Casentino sono state organizzate una media di sette sagre in contemporanea. Davvero troppe, se si pensa che in quelle occasioni il fatturato di ristoranti e pizzerie si riduce di almeno il 30%, proprio nella stagione in cui si dovrebbe lavorare di più anche grazie alla presenza dei turisti”, prosegue Baracchi.

“In alcune località le sagre, quelle vere e genuine, sono eventi che richiamano molta gente e portano benefici a tutti, locali compresi”, precisa il presidente dei commercianti, “e ci sono diversi Comuni che si sono dotati di un regolamento specifico sulle sagre. Pratovecchio-Stia, ad esempio, così come Chitignano e Castel Focognano. Purtroppo altri Comuni, compresi i più grandi di Bibbiena e Poppi (oltre a Castel San Niccolò , Ortignano Raggiolo, Chiusi della Verna, Montemignaio, Talla), ancora non lo hanno e lasciano proliferare eventi di ogni tipo, a discapito delle imprese della ristorazione che sono le uniche a creare vera occupazione e ricchezza”.

Confcommercio invita quindi le amministrazioni casentinesi che non lo avessero ancora fatto a dotarsi al più presto di un documento per disciplinare il calendario delle sagre e riconoscere quelle ‘vere’ dalle ‘false’

"Dovrebbero essere consentite solo le sagre radicate nella tradizione - spiega Baracchi - incentrate intorno ad un prodotto o ad un menù fortemente tipico, che reinvestono il ricavato per valorizzare la propria comunità, ad esempio restaurando monumenti o attività sociali. Tutto il resto delle sagre è spesso attività di somministrazione mascherata, chi vuole farla si rassegni e diventi imprenditore, pagando gli oneri previsti. “Stesso mercato, stesse regole” è il nostro motto e deve valere per tutti”.

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