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martedì 19 giugno 2018

Attualità martedì 12 giugno 2018 ore 15:49

Banca Etruria, 1800 correntisti contro i revisori

Boom di adesioni all’azione legale di Federconsumatori contro le società che certificava i bilanci. Sarà tirata in ballo anche Ubi Banca



FIRENZE — Banca Etruria: con l’obiettivo di ottenere altri rimborsi per i risparmiatori, lo scorso febbraio Federconsumatori Toscana aveva annunciato un'azione giudiziaria contro la società che ha certificato i bilanci, la Pricewaterhouse Coopers, uno dei quattro colossi mondiali del settore, per “gravi responsabilità, negligenze ed omissioni”. 

Oggi, dopo 25 assemblee nei territori toscani, sono più di 1.150 le adesioni di titolari di dossier (obbligazioni e/o azioni) all’iniziativa. Se si considera che molti dossier sono cointestati, sono circa 1.800 le persone coinvolte: 730 aretine, 260 empolesi/fiorentine, 100 senesi, 70 grossetane, il resto residenti in altre parti della Toscane, per un valore complessivo di danni subìti di circa 50 milioni di euro

Entro la metà la metà del mese di giugno, lo studio legale Galgano - per conto di Federconsumatori Toscana - procederà al deposito del ricorso (perizia predisposta dal professor Luca Bagnoli), per l’accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale delle imprese di Milano. 

Federconsumatori Toscana, dopo attenta valutazione, ha inoltre deciso di estendere la richiesta di accertamento tecnico preventivo anche verso Ubi Banca, ferme restando le prerogative di responsabilità della società di revisione. Come mai? Ubi Banca, come è noto, ha acquisito il capitale della nuova Banca dell’Etruria e del Lazio, per poi successivamente dare corso a fusione, mediante incorporazione, della stessa. 

Ubi Banca, pertanto, è subentrata nelle obbligazioni già in capo alla Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio, proseguendo nei rapporti già in essere. La giurisprudenza (come rileva la sentenza pronunciata dal Tribunale di Milano, n. 11173/2017, e pubblicata in data 8 novembre 2017), nell’ottica di estendere l’iniziativa con finalità conciliative a un soggetto ulteriormente solvibile, ha portato alla decisione di procedere con il ricorso per accertamento tecnico preventivo anche nei confronti di Ubi Banca, davanti al Tribunale delle Imprese di Milano, che è Foro competente per l’azione verso la Società di Revisione.

L’ITER LEGALE

Ma quali sono queste “gravi responsabilità, negligenze ed omissioni” imputate da Federconsumatori alla Pricewaterhouse Coopers sulla faccenda Banca Etruria? 

“Diversamente da quanto rappresentato nei bilanci certificati, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio si trovava in stato di insolvenza già dal 2010 - sono passi della lettera di diffida di Federconsumtaori - Una tale falsa rappresentazione della situazione patrimoniale della banca è stata possibile a causa dell’imperizia della società di revisione, che mai ha evidenziato le pur enormi carenze in tema di svalutazione dei crediti della Banca e l’erroneità delle classificazioni dei crediti stessi”. 

Si legge ancora nella lettera inviata da Federconsumatori alla Pricewaterhouse Coopers: “Dal 2010 la Vostra Società ha certificato i bilanci della Banca senza formulare rilievi e omettendo di denunciare alla Banca d’Italia le gravi irregolarità che avrebbe potuto e dovuto verificare”. E ancora: “Con la propria condotta omissiva e commissiva la Vostra Società ha quindi indotto il mercato e gli investitori ad una percezione assolutamente distorta e non veritiera della situazione della Banca, con conseguente lesione della loro libertà di determinazione. Avendo violato la normativa in materia di revisione contabile, la Vostra Società è responsabile in solido e tenuta al risarcimento del danno patito dai risparmiatori”. 

Nel dettaglio, sarà intrapresa una azione giudiziaria, attraverso un accertamento tecnico preventivo (ATP), con cui chiedere al giudice di nominare un perito  che accerti le responsabilità della Pricewaterhouse Cooper Spa evidenziate da Federconsumatori. Se il giudice valuterà positivamente l’esposto di Federconsumatori, nominerà un perito che inviterà le parti a cercare accordi di transazione: questo potrebbe significare denaro per tutti gli obbligazionisti e azionisti “azzerati” dal decreto salvabanche.



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