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lunedì 16 dicembre 2019

Attualità lunedì 27 marzo 2017 ore 16:41

Riconoscimento internazionale per la Cardiologia

Pubblicato da un’importante rivista internazionale lo studio sul "Delirium" realizzato tra Arezzo e Montevarchi su 726 pazienti toscani



AREZZO — Uno studio realizzato dalla Cardiologia dell’ospedale di Arezzo è stato pubblicato nei giorni scorsi sull’European Heart Journal Acute Cardiovascular Care, una delle riviste internazionali più importanti.

Il lavoro dell’equipe aretina riguarda il Delirium, una sindrome clinica causata da uno stato confusionale acuto ed è il frutto di uno studio osservazionale effettuato nel dipartimento, in particolare nelle UTIC di Arezzo e Montevarchi, su 726 pazienti di età maggiore di 65 anni, ricoverati per qualsiasi patologia.

L'insorgenza di Delirium è stata analizzata attraverso semplici questionari con lo scopo di valutare l'incidenza di questa condizione nella popolazione di pazienti anziani (oltre 65 anni) con patologie cardiovascolari acute e di valutarne il significato prognostico a 6 mesi di distanza. I risultati sono stati molto interessanti: il 15% di questi pazienti ha sviluppato un quadro di Delirium e questa condizione è stata particolarmente frequente nella popolazione maggiore di 85 anni (più del 50% dei pazienti). A 30 giorni di distanza, i pazienti che avevano sviluppato Delirium presentavano un incremento della mortalità di 5 volte e a 6 mesi di distanza di 2 volte rispetto ai pazienti senza Delirium. Il Delirium era inoltre associato ad un prolungamento della degenza ospedaliera, una maggiore frequenza di eventi avversi in ospedale e una maggiore probabilità di re-ospedalizzazione a 6 mesi.

“Il messaggio finale del nostro studio – dichiara Leonardo Bolognese, direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Neurologico - è che il Delirium è comune nei pazienti anziani ricoverati in UTIC. E’ una condizione seria, economicamente rilevante e sottostimata. Si propone l'uso di un protocollo specifico per identificare precocemente i pazienti con Delirium in modo da potere essere trattati sia con interventi non farmacologici che farmacologici specifici”.



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