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Cronaca sabato 03 giugno 2017 ore 14:27

L'inchiesta-lampo che ha incastrato Giurlani

Oreste Giurlani

Sono bastati 15 giorni alla procura per controllare i bilanci dell'Uncem e arrestare Giurlani. Fra gli acquisti contestati anche due cappotti da donna



CASENTINO — La procura fiorentina aveva chiesto la custodia in carcere per il sindaco di Pescia Oreste Giurlani, esponente del Pd e vicepresidente di Anci Toscana con delega alla montagna. Ma il giudice per le indagini preliminari ha optato per gli arresti domiciliari, sufficienti a suo avviso ad evitare l'inquinamento delle prove, peraltro già in atto secondo gli inquirenti, nonchè la reiterazione del reato in veste di primo cittadino.

Giurlani è accusato in primo luogo di peculato per essersi appropriato di 578mila euro dell'Uncem, l'Unione dei comuni montani toscani che ha presieduto per dodici anni. Il secondo capo di imputazione è corruzione, per altre vicende scoperte dagli investigatori strada facendo (vedi qui sotto gli articoli collegati).

L'inchiesta è stata comunque rapidissima: nel giro di un paio di settimane la Guardia di Finanza, coordinata dal sostituto procuratore Tommaso Coletta, ha trovato all'interno dei bilanci dell'Uncem i riscontri necessari per accusare Giurlani e chiederne l'arresto.

Fra le spese emerse dalla contabilità dell'Uncem e contestate dai finanzieri c'è un po' di tutto: rimborsi benzina gonfiati fino a 15mila euro al mese, numerosi telefoni cellulari e iPad, materiale sportivo, addirittura due cappotti da donna del valore di 680 euro.

Secondo le Fiamme gialle Giurlani, grazie al suo ruolo di presidente dell'Uncem, avrebbe disposto pagamenti a suo favore per duecentomila euro senza alcun giustificativo di spesa, per 233mila euro presentando moduli di rendiconto in cui aveva riportato cifre enormi autocertificandole, per altri 140mila euro per consulenze affidate a se stesso.

Il tutto nonostante che i bilanci dell'Uncem fossero drammaticamente in rosso: il 2016 è stato chiuso con un deficit di 2 milioni e 400mila euro. "Eppure abbiamo rilevato che, dal 2009 al 2014, solo dalla Regione Toscana, Uncem ha ricevuto finanziamenti per almeno undici milil consigliere regionale di Fratelli d'Italiaioni di euro" ha sottolineato Giovanni Donzelli, il consigliere regionale di Fratelli d'Italia che, con un suo esposto, ha dato il via all'inchiesta.

Nel filone di indagini in cui Giurlani è accusato di corruzione ci potrebbero essere altre persone iscritte nel registro degli indagati.

Oggi l'Uncem Toscana è in liquidazione.

Il segretario del Pd Toscana Dario Parrini, il vicesegretario Antonio Mazzeo e il capogruppo in Consiglio regionale Leonardo Marras respingono le accuse mosse da alcune forze di opposizione a seguito dell'arresto di Oreste Giurlani. 

“Premesso che, a differenza di altri, noi siamo e restiamo garantisti fin quando non vengono emesse le sentenze e che chiediamo alla magistratura di fare il suo lavoro più in fretta possibile - scrivono in una nota Parrini, Mazzeo e Marras - dall'inizio di questa legislatura il Partito Democratico ha dato su Uncem un indirizzo politico preciso ed inequivocabile".

"Attraverso una risoluzione approvata nella seduta del Consiglio regionale del 6 aprile 2016 - proseguono i vertici del Pd Toscana - abbiamo chiesto e ottenuto che la Regione non trasferisse più le risorse a Uncem bensì ad Anci. Un atto che abbiamo accompagnato sollecitando con forza ai nostri sindaci un cambio alla guida dell'associazione e una revisione complessiva dell’intera struttura che oggi, in virtù di quel processo da noi voluto, si trova in fase di liquidazione. Parallelamente all’avvio di questa nuova fase abbiamo anche votato all'unanimità in consiglio regionale una mozione in cui ribadivamo la richiesta di procedere a tutte le verifiche necessarie sull’attività di Uncem e sulla gestione delle risorse fin lì ricevute dalla Regione Toscana".

"Se qualcuno ha sbagliato e ha commesso degli illeciti sarà la magistratura ad accertarlo e noi, come sempre, rispetteremo le sentenze perché è giusto che chi sbaglia paghi", concludono Parrini, Marras e Mazzeo.


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