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Martedì 24 Febbraio 2026

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Nequizia

di Nicola Belcari - Martedì 24 Febbraio 2026 ore 08:00

Questo mondo abbandonato da Dio… così pare, tanto langue. S’esaurisce, debole, tra pochezza, stupidità e cattiverie. Abbandonato alla libertà dell’Uomo, o meglio, degli uomini (non un nobile ente, ma dei miserabili facitori), gli omiccioli dell’età del ferro.

Uomini capaci di distruggere le condizioni della propria vita sulla Terra con pazza bestialità. Quale animale farebbe una cosa simile? Creato a metà tra l’angelo e la bestia, l’uomo non si accontenta di aver rinnegato il cielo, vuole essere tra le bestie la peggiore che rovina la propria casa.

Il sacro è profanato, il profano è sugli altari.

L’esperienza assorbe la vita senza un’aspettativa oltre la vita. Senza un’eternità, in un tempo presente inconsapevole, nel dominio di un istinto innaturale. Un mondo d’interferenze e rumori, di labili intenti nel caos con tracce di povera memoria.

Quali archetipi sopravvivono? Gli oggetti nella relazione coi fatti adombravano sostanze eteree, un mistico sentire, un arcano fine, nobili provenienze. Chi l’ha conosciuta rimpiange la magia della luce, l’aria trasparente, l’odore dell’erba, il colore delle foglie.

Il peso delle decisioni e delle scelte è angoscia priva di nome, smarrimento.

Universum non potest esse melius (Tommaso d’Aquino): il mondo ricevuto da Dio o dalla Natura nel suo grado di perfezione degenera nelle mani dell’Uomo, artefice del male, e oggi approda alla nullità, nullezza nel marasma di fatti, nel cumulo di oggetti, senza un significato unificante.

Il consumo movente sociale e cardine stride di contraddizioni: scatena crisi di bisogni insoddisfatti, aspirazioni negate, frustrazioni che sfociano in agitazioni latenti o manifeste.

Su tutto, ora, una rivoluzione della tecnica, stupefacente, strapotente, prepotente condurrà in un futuro con sue leggi. E soprattutto come potranno contrapporsi a un esito meccanico gli uomini rimasti indietro nella crescita culturale, in una forbice divaricata all’inverosimile?

La fiducia di sociologi e filosofi che hanno creduto nel progresso si è trasformata in un incubo: essi teorizzavano i propri colleghi di studio al potere quando invece ci sono pervenuti minus habentes.

Superata la dicotomia gemeinshaft/gesellshaft (comunità/società) oltre il pollaio dove ogni pollo e gallina, razzolano per proprio conto, mentre il gallo spadroneggia raspando tra la cacca, rimane solo il fumo delle ciminiere.

Nicola Belcari

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