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martedì 20 aprile 2021

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Elogio dell'ombra

di Marco Celati - giovedì 07 gennaio 2021 ore 07:30

Sia lode all’ombra che ci avvolge e ci protegge. Ci ripara dall’impero della luce, dall’abbaglio della vita. E perché la vita fa di noi quello che siamo? Perché glielo lasciamo fare? Venga l’ombra piuttosto a renderci la nostra natura, la natura che ama nascondersi. Mentre l’ombra del mondo ci accusa delle ingiustizie e dei dissesti che ci disonorano e pretendono riscatto.

L’ombra che staccano da terra gli uccelli, levandosi in volo. L’ombra che ci rende umani, attaccati alla terra. L’ombra del vento, del passaggio delle nuvole che il sole proietta sui campi in chiaro scuro. E l’ombra della sera, allungata sulle colline nel silenzio del tramonto. E nell’imbrunire il riflesso di noi: l’ombra del nostro io, la coscienza di sé.

Ombra mai fu: l’ombra di un platano in un’aria immortale. Il cono d’ombra di certe valli nascoste, di certe montagne impervie, di certi mari del sud che ci lascia senza campo, senza fiato e finalmente soli. E l’ombra della luna a rischiarare la notte.

L’ombra di Dio sulla terra per i credenti o meno, perché solo polvere ed ombra siamo e chissà se gli dei vorranno aggiungere un domani alla somma dei giorni. No, alla fine il lungo sonno ci attende all’ombra dei cipressi e nelle sepolture, dove la speranza si perde e tutto si conclude. Se non la memoria degli uomini e l’eredità degli affetti.

L’ombra del rimorso per gli errori di tante vite mal spese e quell’ombra di malinconia che ti attraversa il viso o, negli occhi, l’ombra di un sorriso, in serbo per i momenti migliori. Un’ombra di vino che ci rallegra o ci intristisce perché c’è da essere tristi e c’è da essere allegri.

E se, costretti nel fondo dell’esistenza, come in una caverna, non vediamo che ombre e non la realtà, nella realtà ogni ombra presuppone una luce. Noi veniamo alla luce. L’ombra è il silenzio della luce. E ci completa. Perché da sempre abbiamo avuto bisogno dei graffiti, dei segni, dei suoni. E delle ombre delle mani che muovono i sogni. Un gioco di ombre e di luci è la vita. La nostra stessa natura.

Marco Celati

Pontedera, gennaio 2021

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P.S. Queste brevi note contengono memorie di eventi, citazioni o riferimenti, alcuni riconoscibili a tal punto da essere divenuti luoghi comuni. Lo dico perché non dirli sembra millantato credito -che invece è proprio un debito- e elencarli sembra spocchia pedante, didascalismo, insomma presunzione di cultura di cui invece, semmai, v’è deficienza. Mi limito allora a farlo presente, preferendo il disincanto del testo e l’antipatia che probabilmente ne deriva. Che, del resto, è un dono di natura. Il dipinto è mio.

“Ombra mai fu” da “Serse” di Georg Friedrich Hӓndel, 1738. “Ombra mai fu, di vegetabile, cara ed amabile, soave più”, aria sublime di un’opera barocca dedicata ad un re crudele e originariamente composta per soprani castrati, secondo l’uso aberrante dell’epoca. Nemmeno l’arte, per quanto grande, è esente da barbarie. Oggi, dopo la messa al bando dell’evirazione, l’opera è eseguita da soprani, mezzosoprani oppure da controtenori come Franco Fagioli o Philippe Jaroussky.

https://youtu.be/FD8eL-1a0As

https://youtu.be/MQm2C5UrERg

Marco Celati

Franco Fagioli - Handel: Ombra mai fu
Philippe Jaroussky - Ombra mai fù | Händel - Serse

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